Storie e mestieri

L’enciclopedia delle professioni è ora anche un blog. Uno spazio multimediale per raccogliere percorsi, suggestioni, storie di vita. Esperienze, incontri, ambizioni, immagini, filmati per sfidare le incertezze sul futuro e per creare una comunità virtuale per il mondo reale.
Forse il posto fisso non sarà più nel futuro di molti, ma il lavoro è un diritto di tutti e ciascuno di noi può contribuire a definire, suggerire e illustrare le evoluzioni del mercato del lavoro in Italia e nel mondo.

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9 Risposte to “Storie e mestieri”

  1. Alessia e Enrico Says:

    Finalmente un’iniziativa creativa per raccontare il mondo del lavoro. Invitiamo tutti i nostri amici e colleghi a contribuire al blog con i loro racconti, le loro storie, le loro avventure.

  2. profpedia Says:

    Ci sono alcuni mestieri a cui non si pensa mai. L’altro giorno mi è capitato tra le mani un volantino che segnalava una sartoria che per pochi euri poteva aggiustare cerniere, attaccare bottoni, fare risvolti a gonne e pantaloni, ma anche riadattare abiti.
    Ho chiamato il numero di cellulare indicato e ho scoperto che un egiziano aveva pensato che l’attuale crisi economica poteva rivalorizzare un mestiere ridando forma e vita ad abiti che altrimenti si sarebbero eliminati.
    Gli affari gli vanno così bene che sta per aprire un negozio anche a Corsico. Tra i suoi clienti molti starnieri ma ormai anche italiani e italiane che stringono la cinghia non solo metaforicamente

  3. Luca Says:

    In questo periodo mio fratello, che si è lauraeto in economia la scorsa primavera, sta sostenendo un sacco di colloqui: dato che la crisi economica sta colpendo particolarmente il suo settore (molte banche e agenzie di consulenza hanno bloccato le assunzioni), sta pensando di sfruttare tutto questo tempo di forzata inattività per specializzarsi ulteriormente, magari con un master; gli suggerirò questo sito, e spero che possa diventare uno strumento utile per orientarsi o trovare “ispirazione” per il futuro

  4. Federico - Osservatorio ITRO Says:

    Ad essere onesti non conoscevo profpedia. Debbo quindi fare i complimenti dopo aver capito di cosa si tratta. Plaudo a questa iniziativa perchè finalmente i giovani lavoratori, per molti aspetti ancora “vergini” professionalmente, possono esprimere non solo le loro idee ma anche comunicare la loro creatività senza vergogna o paura di essere giudicati. Una creatività molto spesso messa all’oscuro da un sistema, come quello italiano, ancora anacronistico e che non mette in rilievo i meriti delle persone, anche se nell’ultimo periodo è in atto un’inversione di tendenza e gli iultimi scandali che hanno coinvolto professori e professionisti corrotti o collusi ne sono la prova tangibile. Segno che qualcuno ha avuto la forza di reaggire e denunciare. Il mondo in cui viviamo, ed in particolare il paese in cui portiamo avanti la nostra piccola e modesta quotidianità, è anche il nostro e non dobbiamo permetterci che chi ha già già vissuto una certa epoca ce lo porti via o lo distrugga.
    Il lavoro è sacro e nobilita l’uomo, diceva qualcuno, ma ci devono mettere in condizione di farlo. Non si deve avere paura delle differenze o del confronto, e mi rivolgo a quelle persone che oggi decidono le sorti del nostro paese, anzi bisogna augurarsi che le “differenze non si contrappongano ma anzi raccordino le varie identità”, così diceva Edouard Glissant.
    Auguro a tutti i visitatori di questo Blog il successo che merita…
    Federico

  5. Federica Says:

    Ho cambiato lavoro da pochi mesi. E’ stato un salto nel buio.
    La paura del nuovo e dell’inatteso mi ha sempre terrorizzato, facendomi vivere in una sorta di tranquilla apatia. Invece questa volta ho “preso coraggio”..e mi sono tuffata. La caduta è stata attutita dall’entusiasmo con cui ho deciso di prendere in mano il mio futuro. All’inizio è stato faticoso, nuovi ritmi, nuovi compiti..e nuovi colleghi di lavoro. Ora sono contenta e fiduciosa che ogni cambiamento possa aiutarmi a crescere e affrontare le sfide di ogni giorno!
    Federica

  6. Ana Maria Says:

    Personalmente non vedo il mondo del lavoro come confinato a un solo paese. Non mi considero come appartenente a un mercato nazionale del elavoro, bensi’ a uno globale, dove la concorrenza e’ altrettanto internazionalizzata. Sto ancora aspettando che si aprano pienamente i mercati del lavoro europei per tutti i cittadini dell’Unione, per porre fine alla suddivisione esistente tra cittadini europei di prima e seconda mano (a quanto pare, purtroppo, sul mercato europeo del lavoro alcuni sono ancora piu’ uguali degli altri). Il mio sogno e’ avere una carriera internazionale costruita attraverso esperienze di lavoro che superano i confini.

  7. kronakus Says:

    Giornalista. Che fare?

  8. Stefano Says:

    Parto da una domanda: cos’è il lavoro ideale?
    A parer mio è un giusto mix, una condizione di equilibrio – precario, dinamico e quindi instabile – fra 3 componenti:
    1. l’oggetto del lavoro: cosa si fa, ciò di cui ci si occupa. Qui occorre investire in formazione, in ricerca-azione (investendo energie/risorse personali su meccanismi, percorsi e strumenti di orientamento al mercato del lavoro) assumendo un atteggiamento fortemente pro-attivo provando (perché non è detto che poi ci si riesca, ahimè) a fare ciò per cui si è studiato e/o si ama/desidera fare
    2. le condizioni di contesto: logistica, stipendio e sistemi incentivanti, meccanismi/tempi di avanzamento, condizioni contrattuali ecc. Anche qui occorre un forte investimento su se stessi perché si sia sempre professionalmente aggiornati, attenti alle dinamiche del mercato, disponibili e flessibili ma tutto questo, pur essendo condizione necessaria, potrebbe non essere sufficiente…….cioè spesso non basta…..occorre anche essere dotati di una buona dose di fortuna (e qui ci si può far poco!)
    3. il clima/l’ambiente di lavoro: se negativo, difficile si possa considerare ideale qualsivoglia lavoro anche se le prime 2 componenti presentassero un saldo positivo.

    Due domande finali: precario non è bello, certamente è faticoso (in termini di tempo, energie ecc. soprattutto psichiche) ma può essere anche una scelta di vita a certe condizioni, soprattutto di imprinting personale perché ciò che conta davvero è il percorso di vita professionale di ciascuno (e la sua compatibilità con quello personale) ?
    Il posto fisso conta e anche tanto ma al giorno d’oggi non conta forse di più l’ “essere occupabili”, appetibili cioè per e contesi dal mercato del lavoro e quindi in linea con quanto questo richiede e pretende (sebbene spesso pretenda e richieda assurdità) ?
    Profpedia può essere uno strumento utile a rispondere a queste due domande e a contribuire a trovare (lo si trova o lo si costruisce ?) il lavoro ideale
    Stefano

  9. la redazione Says:

    In un certo senso si e sarà ancora più utile quando più soggetti pubblici e privati ne prenderanno parte.
    Trovare il lavoro giusto è infatti un percorso soggettivo che deve fornire la possibilità di confrontare la propria “idealità” con la richiesta del mercato del lavoro che è in continua evoluzione.
    costruire la propria professionalità sulla nuova occupabilità è possibile attraverso profpedia.
    Grazie per il contributo
    la redazione

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